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Intervista del Viceministro Taniya a cura di Riccarda Lapetuso
E’ stato sottoscritto il Protocollo d’Intesa fra il Ministero degli Esteri e l’Associazione “Europa-Abcasia”

Abkhasia, osservatorio privilegiato sulle tensioni mondiali …

(prima parte)

Nei 4 giorni che abbiamo trascorso in Abkhasia abbiamo conosciuto questa regione ed il popolo che l’abita. Terra varia e spettacolare, gente ospitale ed amante della propria cultura. Non è questo il momento ed il luogo per scrivere un testo etno-storico, lo faremo altrove a primavera. Tuttavia qualche impressione s’impone, tanto più dopo aver inviato a molti amici e conoscenti le nostre impressioni iniziali, nonché le immagini dell’incontro con il Ministro degli Esteri abkhaso, con cui abbiamo avuto un colloquio che oltre a chiarire molti punti riguardo al suo Paese ha sostanzialmente confermato parecchie informazioni già lette precedentemente (sovente su siti e libri non italiani). In realtà il problema di base del Caucaso (come dei Balcani) bene lo ha tratteggiato il nostro amico Alessandro Vitale, professore di Geostrategia all’Università di Milano: l’applicazione dell’ideologia e dei metodi degli “stati nazionali” in territori come questi è cosa rovinosa, causa l’intrico di popoli, sovente in lotta tra di loro: creare degli Stati Nazionali stile Francia o Germania, da queste parti, è una follia!

Per dare un’idea della situazione etnica, culturale, storica, ricordiamo che i “grandi popoli” che abitano a Sud del Caucaso sono: Curdi, Armeni, Azeri e Georgiani. Cui vanno aggiunti i grossi imperi che hanno dominato la zona: Russia, Turchia e Persia. Ma siamo solo all’inizio. Le popolazioni caucasiche vere e proprie sono (Dagestan a parte: il suo schema etnico è impossibile da descrivere!) una dozzina, alcune di origine indoeuropea e con vaghi legami di parentela con gli Iraniani, altre più prossime ai Turchi. Queste popolazioni vivono essenzialmente a Nord del Caucaso ma non solo (Abkhasi, Osseti, Lazi, ecc.). Questa macedonia di popoli è divisa da profonde divergenze religiose (che sovente ne hanno condizionato storia ed alleanze). Gli Osseti e parte degli Abkhasi sono Cristiano-Ortodossi (non senza venature paganeggianti), come Georgiani ed Armeni. I Dagestani (un coacervo inestricabile di genti: basti pensare che in quella repubblica vi sono 6 – sei! – lingue ufficiali, a parte il russo) sono Sciiti, come gli Azeri, che però etnicamente sono affini (e difatti oggi politicamente e militarmente sostenuti da Ankara) ai Turchi. Sciiti sono anche i Persiani ma tutti gli altri popoli del Caucaso sono Sunniti, anch’essi con non poche venature paganeggianti. Basta così? Neppure per idea: Armeni e Georgiani, pur Ortodossi, non si amano.

Non per nulla i Georgiani, durante la seconda fase del Genocidio Armeno (1917-19), non mossero un dito per aiutare i vicini in difficoltà. Anzi: tra Armeni e Georgiani scoppiò una bella guerra! Tra i Curdi, nemicissimi dei Turchi ma pure degli Armeni, vi sono gli Yazighi che adorano il fuoco e lungi dall’appoggiare i cugini islamici hanno quasi sempre combattuto accanto agli Armeni, che forse li lasciano in pace più di altri.

A questo punto immagino vi sia venuto il mal di capo ma … ma non è ancora finita … Infatti se, per quanto possibile, i limiti tra questi popoli fossero (almeno relativamente) netti e definibili, si potrebbe, almeno in teoria, realizzare delle regioni abbastanza compatte, la cui gente abbia storia, usi e tradizioni simili se non uguali. Ma non è così.

Gli Osseti, ad esempio, vivono sia a N che a S della catena principale del Caucaso. Quelli a N sudditi Russi, quelli a Sud sotto la Georgia. Ovvio che vogliano riunirsi. Ma .. quelli a S arrivano, con le loro terre, a pochi km dalla capitale Georgiana, un problema non da poco. Tra Armeni ed Azeri è quasi peggio: territori Azeri profondamente inseriti nell’Armenia e viceversa (il famoso Karabak, che, teoricamente azero ma abitato da un 75/80% di Armeni, nel 1992 si è ribellato e con un conflitto si è dichiarato autonomo). Solo 2 esempi ma ce ne sarebbero molti altri. E’ finita, dirà qualcuno. Ebbene no, dobbiamo, per completare, seppur a grandi linee il quadro, tratteggiare i problemi creati da storia e politica, specie dei “grandi imperi”. Che quando conquistavano un territorio, si curavano poco di chi l’abitasse. Forse i Russi un poco più di Turchi e Persiani ma certo i confini raramente seguivano i limiti etnici. Per cui Curdi di qui e di la del confine tra Turchia e Persia. Armeni in Russia ed in Turchia (sino al 1918). Che poi i Turchi (che incredibilmente cercano di negarlo ancora oggi) abbiano eliminato dai loro territori gli Armeni, credo che sia noto quasi a tutti, pur se l’argomento è sovente sottostimato. Un esempio di come certi poteri, da queste parti, abbiano cercato di “risolvere” i problemi etnici e religiosi. Ieri i Curdi erano i naturali alleati (Yazighi a parte) dei Turchi contro gli Armeni cristiani, oggi Turchi e Curdi si detestano cordialmente. Ma non è ancora finita. Molti di questi popoli non hanno mai avuto un vero stato: è il caso di Daghestani, Ceceni, Circassi ma pure di Curdi e Azeri. Altri (Armeni, Georgiani, Abkhasi, Osseti, ecc.) nel passato hanno avuto propri regni ma molto tempo è trascorso e tali stati furono, presto o tardi, risucchiati nei grandi imperi: a N la Russia, a S la Turchia e la Persia, senza contare le distruzioni ed il caos etnico derivante dalle invasioni: dagli Arabi ai Mongoli. Quindi è difficile stabilire quali siano i confini “storici” di Armenia, Georgia ed ancor più di altri popoli. I nazionalisti locali li vorrebbero estendere al massimo, scontrandosi ovviamente con i nazionalismi vicini.

Insomma, tutte cose che abbiamo visto (e noi Italiani in maniera particolare) nei Balcani, tra Sloveni, Croati, Bosniaci, Serbi, Montenegrini, Albanesi, Macedoni, Bulgari e Greci. Ma nel Caucaso il quadro è MOLTO più complesso e complicato, tanto che la confusione balcanica, al confronto, appare un problema se non facile, almeno non impossibile da governare. Qui trovare delle soluzioni logiche, al di fuori dei “vecchi” schemi, magari soluzioni legate a “stati nazionali”, appare francamente impossibile!

In questo senso bisogna ricordare che all’alba dell’URSS Mosca cercò (in buona fede ..?) di metter ordine, creando unità locali: repubbliche e territori autonomi. Ma Stalin era “l’esperto” di Lenin in questo campo. Rammentiamo, per inciso, che Stalin non era Russo (e quindi portatore della mentalità imperiale e relativamente tollerante sul piano etnico degli Zar) ma Georgiano. Ciò detto il terribile uomo fece di tutto per creare dei paesi, autonomi in gran parte solo di nome, nel segno del divide et impera. Tipiche le Repubbliche Nord Caucasiche, ove erano in genere riuniti 2 o più popoli, meglio se poco amici! Gli Osseti (li abbiamo già ricordati) furono “spartiti” tra Russia e Georgia, gli Abkhasi ed i Lazi (Batum) resi autonomi ma .. nell’ambito della Georgia. Lo stesso tra Armeni ed Azeri: il Karabak, armeno, reso autonomo ma .. nell’ambito dell’Azerbaigian! In tal modo si limitavano gli autonomismi locali ma, nel contempo, si indebolivano le Repubbliche di Georgia ed Azerbaigian, al cui interno si collocavano i germi di futuri conflitti. Così Mosca poteva manovrare a piacere, detenendo ogni potere. Per di più i confini variarono parecchie volte, molti popoli furono “spostati”, altri deportati con varie motivazioni. In sostanza le repubbliche dell’URSS erano trattate con modalità non dissimili da quanto fecero Francia e Gran Bretagna con i propri territori coloniali: confini e strutture che, nell’ambito dell’Impero Sovietico, avevano una valenza sostanzialmente amministrativa e burocratica, non certo etnica o storica.

Non deve meravigliare che, prima del 1991, nel Mondo si sapesse e si parlasse poco di tutto ciò: in fondo ben sappiamo come ci si comportasse analogamente rispetto alla “polveriera” balcanica. Gli USA (vedi Wilson a Versailles, nel 1919) non hanno mai compreso questi temi etno-storici, troppo lontani dalle loro radici e dalla loro mentalità. In Europa forse qualche informazione più minuziosa giungeva ma molti non volevano parlarne per non irritare Mosca. Quanto alla sinistra europea, come solo immaginare critiche all’URSS, il “paradiso dei lavoratori”? Per cui quando nel 1991, il Caucaso, al crollo dell’URSS, esplose, l’EU e gli USA si trovarono culturalmente impreparati non solo ad agire ma persino a capire cosa stava succedendo. Esattamente come accadde per i Balcani. Con l’aggravante che il Caucaso era più lontano, isolato ed ancor più difficile da comprendere. Solo i Turchi, tra gli occidentali, sapevano come muoversi e difatti lo fecero, ad esempio appoggiando apertamente gli Azeri contro gli Armeni (.. sempre Turchi contro Armeni ..!). Ancora oggi Ankara è attivissima nell’area caucasica, dalla Georgia all’Azerbaigian, sino all’Abkhasia.

Schematicamente questa la situazione, a metà degli anni ’90: la Cecenia in rivolta contro Mosca, la Georgia, che aveva cercato di imporre una visione unitaria ai territori autonomi, sfruttando la notorietà di Shevarnaze (già Ministro degli Esteri dell’URSS), battuta da Abkhasi ed Osseti, di fatto indipendenti (indipendenza però da nessuno riconosciuta) e con rapporti non facili con i Lazi di Batum (Repubblica dell’Ajarja, appoggiati da Ankara e Mosca).

La guerra tra Armenia ed Azerbaigian terminata con un cessate il fuoco che vedeva il Karabak saldamente nelle mani degli Armeni. Russia, USA ed EU, molto impegnati altrove (dalla Cecenia ai Balcani) avevano un atteggiamento sostanzialmente neutrale. Ad esempio non è affatto vero che “dietro” Abkhasi ed Osseti vi fosse Mosca, che anzi bloccò le frontiere con tali entità autonomiste.

Con il 1995, quindi prima che l’equilibrio ritornasse nei Balcani, la situazione pareva, se non calma, almeno circoscritta e predisposta all’ipotesi di colloqui di pace. Cecenia a parte che però, secondo l’opinione generale, era un problema interno Russo. L’11 settembre 2001, con l’alleanza di fatto USA-Russia contro l’islamismo radicale (attivo in Cecenia ma non solo), poteva essere un nuovo impulso ad avviare accordi, seppur limitati, sotto l’egida internazionale: forse in 10 anni la crisi caucasica avrebbe superato la fase più acuta per avviarsi almeno ad intese locali, tali da permettere un qualche ritorno alla normalità, soprattutto sul piano economico, turistico, culturale. Esattamente ciò che è avvenuto nei Balcani, che sono lunghi dall’aver ritrovato una sistemazione definitiva e da tutti condivisa ma ove la Pace non appare certo minacciata. Ma tale prospettiva si è rivelata illusoria.


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