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Intervista del Viceministro Taniya a cura di Riccarda Lapetuso
E’ stato sottoscritto il Protocollo d’Intesa fra il Ministero degli Esteri e l’Associazione “Europa-Abcasia”

Abkhasia, osservatorio privilegiato sulle tensioni mondiali …

(seconda parte)

Nella prima parte di questo (forse troppo lungo) articolo eravamo rimasti alla situazione del Caucaso che pareva in via di parziale normalizzazione verso l’anno 1995. Ma avevamo affermato che le prospettive di pace (relativa) erano fallaci.

Cosa è successo? Vediamo di tratteggiare una situazione di cui, in EU, si è parlato poco. Innanzi tutto attorno al 2004/05 la nuova Russia di Putin, ritrovata la stabilità interna e con un’economia che inizia a tirare come un treno, cerca di rinverdire la propria secolare vocazione di grande potenza. A costo di essere giudicato filo-russo credo sia giusto affermare che si tratti di un desiderio legittimo: in fondo la Federazione è uno degli stati chiave del Mondo almeno a partire da Pietro il Grande ed era uno degli imperi maggiori della Terra sin dai tempi in cui gli USA erano ancora in gran parte dominio dei pellirossa! Naturale che questo ritrovato “senso imperiale” (nulla di nuovo, dalla Francia alla Cina od alla Gran Bretagna, tutti i “grandi” hanno le loro zone d’influenza) si riflettesse in una politica più attiva anche nel Caucaso che è “porta di casa” per la Russia. Porta, oltre tutto, da cui sono transitate non poche invasioni. Che poi Mosca vedesse di buon occhio Osseti ed Abkhasi, popoli dalle consolidate tradizioni filo-russe ed invece fosse assai irritata con la Georgia che, sotto sotto, permetteva ai Ceceni di utilizzare come “santuario” il proprio territorio non appare per nulla strano. Meno chiaro è l’atteggiamento USA: pur fortemente impegnati in Iraq ed in Afganistan, conflitti in cui la benevola neutralità di Mosca era fondamentale, gli USA nel giro di un paio d’anni trasformarono il loro rapporto con la Georgia, che divenne, dopo Israele, il paese che godeva del maggior supporto economico e militare da parte di Washington (!). E’ pur vero che un’incruenta rivoluzione aveva defenestrato Shevarnase per sostituirlo con il filo-occidentale Dugashvili, ma un simile entusiasmo, bisogna ammetterlo, lascia perplessi. Infatti non solo gli USA rafforzarono vigorosamente l’esercito georgiano ma fecero pure forti pressioni sugli alleati europei per far accogliere la Georgia nella NATO. Fortunatamente queste ultime pressioni furono vane, causa le perplessità europee, ove si comprendeva come una Georgia nella NATO fosse uno schiaffo in pieno viso a Mosca. Washington non lo comprese, oppure i suoi interessi regionali erano tali da passar sopra ad un simile segnale? Ancor oggi il fatto non è chiaro e, bisogna riconoscerlo, nonostante quanto successe in seguito, l’EU e la sua stampa non appaiono per nulla vogliosi di chiarire questo punto. Sta di fatto che Dugashvili, sicuro dell’appoggio d’oltreoceano e contando forse eccessivamente sulle proprie forze armate, decise di risolvere con la forza la questione dell’Ossezia del Sud. Molti osservatori, pure Occidentali, anche filo-georgiani, lo ammettono: ad iniziare le ostilità fu l’esercito georgiano. Che però nel giro di un paio di giorni si trovò a confrontarsi con le forze russe, già in posto poiché incaricate a livello internazionale di “vigilare sul cessate il fuoco”. Dugashvili lo sapeva benissimo, come sapeva bene che Mosca non lo amava per nulla. Evidentemente era certo di ricevere un consistente appoggio USA e forse europeo. Se la Georgia fosse stata nella NATO, l’EU si sarebbe trovata in conflitto con la Russia, contro ogni logica ed ogni interesse (fatto ovvio ma che pochi hanno avuto il coraggio di segnalare in Occidente, forse per non irritare troppo Washington)!

Che gli USA volessero un confronto militare con Mosca è impossibile ed è anche poco credibile che Washington desiderasse una nuove “guerra fredda”, tenendo pure conto della situazione nell’Afganistan. E’ però vero che la più grande superpotenza del mondo non poteva non sapere cosa stava bollendo in pentola in Georgia ne che Dugashvili intendesse risolvere manu militari la situazione. Che pensare? Da un lato l’usuale incapacità USA di comprendere le politiche di paesi diversi dal proprio. Forse Washington pensava anche ad una sorta di partizione: l’Ossezia ritornava alla Georgia, l’Abkhasia (non attaccata dai Georgiani) restava nell’orbita di Mosca. Sta di fatto che gli USA chiesero all’Europa di schierarsi, appoggiando la Georgia. Come sempre l’EU si divise. Gran Bretagna e paesi dell’Est Europa a favore di Washington, i nordici disinteressati, Francia e Germania perplesse. Chi si mise di traverso, negando ogni appoggio agli USA, in nome di un’assoluta neutralità fu l’Italia. Ebbene si: Berlusconi, uno dei capi di governo più filo-USA (vedi intervento in Iraq) ebbe il coraggio (di questo gli Italiani dovrebbero rendergli atto) di dire No, noi non ci schieriamo, ne sanzioni contro Mosca ne, tanto meno, utilizzo di basi NATO in Italia. Chi lo scrive non sono io ma un generale francese in un libro che, lungi dall’essere filo-russo ed ancor meno filo-italiano, racconta cosa successe in quei giorni. Bisogna riconoscere che l’opposizione italiana (individuando l’interesse reale del paese) evitò polemiche. A questo punto Parigi e Berlino puntarono i piedi e il Presidente Sarkosy ebbe la possibilità di avviare una mediazione che di fatto sanzionò lo stato di fatto: Abkhasia ed Ossezia del Sud indipendenti dalla Georgia. Probabilmente Washington non dimenticò lo “sgarbo”, forse non è un caso che gli USA non mossero un dito (.. anzi ..) per appoggiare, nel momento del bisogno, sia Berlusconi che Sarkosy, ma questo sarebbe un altro discorso …

Nel lungo colloquio con il Ministro degli Esteri dell’Abkhasia abbiamo voluto avere delle conferme su questo quadro, conferme che sono arrivate. Il Ministro, da vero diplomatico, si è guardato bene dal buttare la croce addosso ai Georgiani, gli USA li ha appena sfiorati, quanto all’EU ha lodato la sua condotta mediatrice, confermando in particolare l’azione decisiva dell’Italia e della Francia. Quanto alla Russia l’impressione è che l’Abkhasia non punti affatto a farne parte, quanto piuttosto a divenire un territorio libero ed autonomo, tra il grande vicino settentrionale e la Georgia. Resta il fatto che i Georgiani non appaiono per nulla disposti a riconoscere lo status quo, sebbene esso, allo stato dei fatti, sia difficilmente modificabile. La Georgia si sente spalleggiata dagli USA, che non hanno mai mancato di farle sentire il proprio appoggio, sia economico che militare, ma pure dall’EU che ha affermato “l’inviolabilità dei confini georgiani”. Come dire che l’Abkhasia e l’Ossetia Meridionale devono tornare sotto Tbilisi. A parte il fatto che l’ipotesi appare irrealistica, l’EU (e gli USA a maggior ragione) dovrebbero ricordare come si sono comportati a proposito del Kossovo, il cui precedente ha creato un vulnus incredibile nei rapporti internazionali. In Italia se ne parla poco, benché il Kossovo sia a 2 passi dallo stivale ed ancor presidiato pure da nostri uomini. Ma vediamo di ricordare i fatti: quando scoppiò la Guerra del Kossovo, per tener tranquilla la Russia (ma pure Grecia ed altri), la NATO affermò solennemente che di INDIPENDENZA non se ne parlava. Si combatteva per ripristinare i diritti e le autonomie del Kossovo, nell’ambito della Serbia. Quando si giunse alla cessazione delle ostilità, gli accordi, sotto l’egida dell’ONU e col suo avvallo, furono chiarissimi: larga autonomia del Kossovo, senza alterare i confini della Serbia (pure per non creare un pericoloso precedente in un territorio esplosivo come i Balcani). Poi i Kossovari proclamarono l’indipendenza, l’ONU NON la riconobbe ma … gli USA lo fecero subito. Ancor oggi molti si chiedono il perché di tanta fretta. Il guaio è che pure (quasi tutta) l’EU seguì gli USA, beffando Serbia, Russia ed ONU. Ora è evidente che se i confini serbi, solennemente proclamati inviolabili, potevano essere modificati con un tratto di penna, non si vede perché i limiti di altri stati non corrano gli stessi rischi. Se l’EU (e gli USA) sono passati sopra alla propria parola con Belgrado, non si capisce per quale ragione non possano riconoscere la modifica dei confini georgiani, per di più mai dichiarati inviolabili, in specifici accordi.

L’impressione è che l’EU, come sempre NON abbia una politica estera: Gran Bretagna sempre vicina agli USA. Stati dell’Est Europa sempre pronti ad accusare Mosca di imperialismo. I nordici che, di massima, se ne infischiano. I mediterranei che devono tener conto di operare in uno dei luoghi geostrategici più delicati del pianeta. La Germania e la Francia occupate a costruire un duopolio che, secondo loro, dovrebbe “guidare” l’EU. L’Italia sovente con una politica estera traballante ed ondivaga, a seconda delle maggioranze al governo. I Balcani apparentemente in pace (ma molti con l’arma al piede).

Quanto agli USA il discorso è diverso: dietro la “scelta” georgiana devono esservi degli interessi (forse pure delle pressioni di lobby interne) assai forti, tali da convincere Washington a peggiorare di parecchio i rapporti con Mosca, sia che governino i Repubblicani che i Democratici. Quale le ipotesi? Si parla di un gasdotto dall’Azerbajgian alla Turchia, attraverso la Georgia, gasdotto che sarebbe un’alternativa al gas da Mosca. Possibile ma appare poco probabile che UN singolo gasdotto rivesta una simile importanza: UN gasdotto non porterà mai l’EU a non dipendere da Mosca sul piano energetico. Ancora: un gasdotto, sia pure importante, in cambio dell’inimicizia della Russia? Ipotesi debole. Una nuova teoria l’abbiamo ascoltata in alto loco (non dal Ministro) a Sokhum: gli USA, nella loro corsa all’isolamento dell’Iran, hanno necessità dell’amicizia degli stati caucasici. Armeni e Azeri si odiano, non così Azeri e Georgiani. Ecco delinearsi un’ipotesi di geostrategia planetaria che ha radici abbastanza lontano da Abkhasia ed Ossetia. Naturalmente tutto ciò non esclude altri fattori. Quel che è certo è che gli USA, in questi ultimi anni, non sono apparsi troppo lineari nella loro politica mediorientale ed hanno accumulato non pochi errori, ben comprensibili da parte di una superpotenza il cui punto di forza non è mai stato la conoscenza approfondita di storia ed etnografia dei popoli euroasiatici ed africani . A questo punto l’EU farebbe meglio a pensare più realisticamente ai propri interessi che, senza mettere in dubbio l’amicizia con gli USA (ma perché non anche con Mosca?), non è detto che collimino con quelli di Washington. Anche nel Caucaso l’EU devo trovare una sua strada.


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