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Intervista del Viceministro Taniya a cura di Riccarda Lapetuso
E’ stato sottoscritto il Protocollo d’Intesa fra il Ministero degli Esteri e l’Associazione “Europa-Abcasia”

Intervista del Viceministro Taniya a cura di Riccarda Lapetuso 21.02.2016

Intervista del Viceministro Taniya a cura di Riccarda Lapetuso

Non è facile addentrarsi nel diritto internazionale, capire cosa debba prevalere, se il diritto all’autodeterminazione dei popoli o il rispetto delle frontiere altrui. Nel loro caso, poi, è anche inutile. Hanno autoproclamato l’indipendenza dalla Georgia 20 anni fa e poco importa se l’Abkhazia (italianizzata anche come “Abcasia”) non è riconosciuta dall’Unione Europea e dalla Comunità internazionale. Agli Abcasi importa vivere come una nazione, e così accade, pur con l’indipendenza de facto.

Ho conosciuto il viceministro degli esteri Kan Taniya, dopo che quest’ultimo ha letto un mio articolo dello scorso giugno su Odysseo e mi ha contattata. Il vice ministro, classe 1987, ha studiato in italia alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze e per questo parla un ottimo italiano.

Dott. Kaniya, cosa si prova ad essere Viceministro degli Esteri di una Repubblica riconosciuta solo da 6 stati membri dell’Onu?

Essere un vice ministro di una Repubblica riconosciuta solo da 6 Stati, quali sono Russia, Nicaragua, Venezuela, Nauru, Tuvalu e Vanuatu, è più difficile, che essere un vice ministro di qualsiasi altro Stato membro dell’ONU. Nel caso della Repubblica di Abkhazia bisogna essere molto creativo per trovare le nuove vie di cooperazione internazionale, dato che le vie ufficiali – quelle diplomatiche – sono chiuse per noi. Nonostante ciò, il MAE (ministero degli esteri) di Abcasia continua a promuovere gli interessi della Repubblica di Abkhazia all’estero.

Così, la delegazione del MAE di Abkhazia, guidata dal Ministro degli Esteri Viacheslav Chirikba, partecipa nei Colloqui internazionali di Ginevra sulla stabilità e sicurezza nel Caucaso Meridionale. I Colloqui di Ginevra sono una base importante per noi per poter comunicare con la comunità internazionale. Anche se la Repubblica di Abkhazia è uno Stato riconosciuto noi abbiamo poche Ambasciate e Rappresentanze all’estero, e in questo senso i Colloqui di Ginevra sono un’occasione per dialogare dirittamente con gli attori politici più importanti nel mondo, come l’UE, l’ONU, l’OSCE, la Russia e gli Stati Uniti.

Inoltre, il MAE di Abkhazia ha 11 rappresentanti all’estero, che praticamente fanno da Ambasciatori. Oltre ai rappresentanti del MAE di Abkhazia lavoriamo anche tramite le associazioni. Per esempio, a settembre del 2015 abbiamo registrato la prima e unica associazione “Europa-Abkhazia”, che ha a che fare con la Repubblica di Abkhazia in Italia. Per noi è un grande passo in avanti. Codesta associazione sarà una base legale per la realizzazione dei nostri progetti del carattere economico-culturale, che vorremmo organizzare nei paesi Europei.

Viceminitro, Odysseo si è già occupato del rapporto che l’Abcasia ha con la Russia di Vladimir Putin, vostro maggior partner commerciale. Cosa risponde a chi insinua che la Russia spera di ripetere con l’Abcasia l’operazione Crimea? Innanzitutto la Crimea è una popolazione di 2,5 milioni di persone, che dopo aver fatto il Referendum, hanno deciso di unirsi alla loro Patria storica, la Russia. La popolazione della Repubblica di Abkhazia conta 242 mila persone e nel 1999 abbiamo fatto un Referendum col quale il Popolo Abcaso ha deciso di accettare la Costituzione della Repubblica di Abkhazia (Apsny – in lingua abcasa), stabilendo che l’Abkhazia è uno Stato sovrano, democratico, di diritto, storicamente affermato dal diritto dei popoli all’autodeterminazione. Il Popolo Abcaso ha acquistato la sua libertà e l’indipendenza nella guerra con la Georgia negli anni ‘92-’93 e desidera vivere in pace e amicizia con tutti i suoi vicini, ma come Stato sovrano e indipendente.

Lei ha studiato in Italia, conosce bene la realtà italiana ed Europea. Cosa pensa dell’attuale crisi che le istituzioni europee stanno vivendo, mi riferisco alla chiusura delle frontiere e alla costruzione di muri per fronteggiare l’arrivo di profughi?

Cerco sempre di trovare i lati positivi in qualsiasi situazione. La crisi di per sé è già un pericolo, però, nello stesso tempo, durante la crisi si svegliano le forze dormienti. Così la crisi può essere anche una possibilità, un’occasione per trovare le nuove vie d’uscita e per risolvere le questioni problematiche della nazione. In altre parole, il progresso. Per quanto riguarda i profughi, è una domanda molto delicata che non ha una risposta unica per tutti. Si può essere sicuri su una cosa sola: nel mondo globalizzato di oggi non ci si può chiudere in sé e guardare da lontano come soffre il mondo. Prima o poi le cose che accadono in una parte del mondo arrivano come eco anche a casa tua. Come si dice in Italia “tutto il mondo è un Paese” e in questo caso è proprio così.

Com’è l’attuale situazione economica e politica della repubblica di Abkhazia e quali obiettivi vi ponete per il nuovo anno?

Per quanto riguarda l’economia posso dire che si sviluppa nonostante la crisi mondiale. Ogni anno tutti gli indicatori economici si alzano grazie al flusso turistico enorme e allo sviluppo dell’agricoltura subtropicale (intendo arance, mandarini, clementine, kiwi ecc.).

Direi che siamo un Paese in via di sviluppo dinamico, che rafforza la propria sovranità e le posizioni internazionali. I nostri obbiettivi principali per adesso rimangono: il rafforzamento dei legami con il più importante partner strategico, la Russia, il cercare di ottenere più riconoscimenti internazionali, la partecipazione ai processi economici di integrazione eurasiatica, lo sviluppare più profondamente i contatti con i Paesi che hanno riconosciuto l’Abkhazia e creare nuovi contatti con i Paesi che non l’hanno riconosciuta e ovviamente promuovere la pace e la stabilità nel Caucaso meridionale.

Il 13 e 14 gennaio avete festeggiato il Capodanno abcaso. Avete sempre conservato le vostre tradizioni, insieme alla lingua abcasa.

L’Abcasia vanta una storia ricca. Già nel VIII secolo gli Abcasi ebbero il loro Regno e il Cristianesimo è giunto in Abcasia già nel I secolo d.C, attraverso due dei 12 Apostoli di Cristo, Simone il Cananeo e Andrea lo Zelota, anche s ufficialmente l’Abkhazia è diventato un Paese cristiano nel VI secolo d.C. I collegamenti con l’Italia c’erano a partire dall’Impero Romano e poi fino a mercanti giunti da Venezia e Genova. Oggigiorno, purtroppo, in Italia si sa poco o niente dell’esistenza della Repubblica di Abkhazia, però noi stiamo cercando di compensare questa mancanza dell’informazione sull’Abkhazia, grazie anche alla vostra rivista Odysseo.

Sulle nostre tradizioni si può parlare a lungo, ma c’è una cosa particolare che unisce tutti gli Abcasi, scristiani, mussulmani e non-credenti. Noi la chiamiamo l’Apsuara, cioè l’abcasicità nella nostra lingua. È un certo codice d’onore cavalleresco non scritto, un insieme delle regole e dei comportamenti grazie ai quali riusciamo a conservare le nostre tradizioni e la nostra antichissima lingua.

Come mi ha confidato, l’Italia è la sua seconda patria, ebbene, l’Italia ha riconosciuto il Kosovo, ma non riconosce l’indipendenza dell’Abkhazia. C’è un messaggio che vorrebbe lanciare ai rappresentanti istituzionali del Paese in cui lei ha studiato?

Partiamo dal fatto che nella politica internazionale esistono i doppi standard. Ebbene, l’Abkhazia è proprio la vittima di doppi standard. Il Kosovo, con tutto il rispetto a miei amici del Kosovo, non ha mai avuto il proprio Stato, ma è stato velocemente riconosciuto e l’Abkhazia, che prima era un Principato, poi un Regno e oggi una Repubblica, è una delle poche democrazie nello spazio post-sovietico, uno Stato che da più di 20 anni ha dimostrato di essere funzionante con le sue elezioni democratiche e tanto altro e nondimeno stenta ad essere riconosciuto. È veramente difficile trovare gli argomenti che impediscono il riconoscimento della repubblica di Abkhazia come uno Stato Sovrano e indipendente. Si può dire con certezza che in questo caso regnano i calcoli geopolitici e non le norme del diritto internazionale, secondo il quale la Repubblica di Abkhazia è un vero e proprio Stato.

Nel salutarla e ringraziarla, sig. Viceministro, vorrei dedicarle le parole dello scrittore russo Michail Lermontov (1814-1841), che più di ogni altro ha decantato la bellezza del Caucaso:

“Calma è la notte, il deserto volge l’orecchio a Dio, e le stelle parlano tra loro. Meraviglioso e solenne il cielo! Nulla rimpiango del passato, cerco solo libertà e pace!”

Fonte: http://www.odysseo.it/abkkazia-intervista-al-vice-ministro-degli-esteri-kan-taniya/


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